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Di chi è la colpa?

Al tempo dei feudi si usava passare il morto, quando il morto era tale per cause non naturali, a un altro. Era una furbizia per evitare di pagare al proprietario la tassa dovuta, per la sottrazione di un lavoratore, quando si trovava un morto ammazzato in una proprietà. Se si riusciva a trasportare senza essere visti il cadavere in un feudo vicino si trasferiva ad altri in questo modo anche l’obbligo del pagamento,.Non so dire se è una storia in generale umana, ma sono sicuro che è un’abitudine almeno italiana che viene da lontano. I romani pagani attribuivano la colpa delle inondazioni del Tevere o della siccità del Nilo ai cristiani. Con gli dei tradizionali queste cose non accadevano!
D’altra parte per i cristiani la colpa deriva dal peccato originale che traccia un destino di peccatori ma che in qualche modo si può sempre attribuire ad altri precedenti ed è sicuramente preferibile essere colpevoli per via ereditaria che per causa propria.

Crediamo che nel caso di una Concessione l’obbligo di vigilanza sulla manutenzione dei ponti spetti, per la sua parte, al ministro dei ponti che rappresenta la proprietà. Intendiamo, quello attualmente in carica se ha un senso che ci sia un ministro in carica. Non quello o quelli precedenti che, seguendo la stessa logica, potrebbero trovare all’indietro nella catena delle cause altri precedenti a cui dare la colpa. E poi perché nemmeno l’Onnipotente, sostenevano i medioevali, può modificare il passato per il fatto che è già stato.
Ingegneri come il di maio e il toninelli promettono che il ponte sarà da loro ricostruito. Ci auguriamo che resti soltanto una minaccia, ma per sicurezza e per il fatto che non costa niente facciamo il gesto del superstizioso.

Comunicazione

Siamo in Italia

Forse si gioca ancora il gioco del “Bastimento carico di…” che si doveva completare secondo il criterio della trasportabilità. Persone e cose potevano essere contenute, ma non nuvole o palazzi interi. C’è un bastimento in mezzo al mare, fra Malta e l’Italia, che vogliamo vedere come mezzo di trasporto della libertà, incarnata e concreta. Vedendo la libertà anche come possibilità di spostamento, i liberali l’hanno tradotta in quattro parti: libera circolazione di persone, di merci, di servizi e di capitali. Bastava il calcolo dei vantaggi e degli svantaggi per trovarne praticamente solo benefici. Non si poteva neanche pensare il contrario.
In America in verità provano da cento e più anni a sostenere che l’immigrazione toglie posti di lavoro agli indigeni. Invece la popolazione si è moltiplicata come si è moltiplicato il lavoro, dato che non c’è una quantità prestabilita di lavoro e di posti. Anzi, proprio per questo l’America è diventata grande col crescere contemporaneo della domanda e dell’offerta. E ancora possiamo dire che quando finiranno la circolazione dei lavoratori o delle merci, resterà quella dei capitali che già hanno cominciato a prendere la via dell’espatrio.
Ma quel bastimento è carico di libertà. Una parola troppo grande per salvini o toninelli che, scappati dalle foreste, sono diventati ministri. Siamo in Italia.