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Heidegger sulla ‘chiacchiera’

Ciò che conta è che si discorra. L’esser-detto, l’enunciato, la parola, si fanno ora garanti della genuinità e della conformità alle cose del discorso e della sua comprensione. E poiché il discorso ha perso, o non ha mai raggiunto, il rapporto ontologico originario con l’ente di cui si discorre, ciò che esso comunica non è l’appropriazione originaria di questo ente, ma la diffusione e la ripetizione del discorso. Ciò-che-èstato detto come tale si diffonde in cerchie sempre più larghe e ne trae autorità. Le cose stanno così perché così si dice. In questa diffusione e in questa ripetizione del discorso, nelle quali l’incertezza iniziale in fatto di fondamento si aggrava fino a diventare infondatezza, si costituisce la chiacchiera. Essa non si limita al campo della semplice ripetizione verbale, ma invade quello della scrittura sotto forma di «scrivere pur di scrivere». In questo caso la ripetizione del discorso non si fonda sul sentito dire, ma trae alimento da ciò che si è letto in modo superficiale. La comprensione media del lettore non sarà mai in grado di decidere se qualcosa è stato creato e conquistato con originalità o se è frutto di semplice ripetizione. La comprensione media non sentirà mai neppure il bisogno di una distinzione di questo genere, visto che essa comprende già tutto. L’infondatezza della chiacchiera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica, bensì un fattore che la favorisce. La chiacchiera è la possibilità di comprendere tutto senza alcuna appropriazione preliminare della cosa da comprendere. La chiacchiera garantisce già in partenza dal pericolo di fallire in questa appropriazione. La chiacchiera, che è alla portata di tutti, non solo esime dal compito di una comprensione genuina, ma diffonde una comprensione indifferente, per la quale non esiste più nulla di inaccessibile

Nel § 35 di Sein und Zeit, il miglior testo di filosofia del Novecento, Heidegger analizza la perdita di senso del linguaggio nella dimensione della quotidianità media. Il linguaggio, che è la forma di espressione propriamente umana, appare qui nel suo uso più elementare, che corrisponde all’esigenza di comunicare con altri esseri umani. Heidegger mostra come il linguaggio diventa chiacchiera, puro fatto comunicativo, privo di riflessione, privo di riferimento all’interiorità.  

 

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