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1933 e dintorni

Nella piazza dell’Opera vengono bruciati ventimila volumi, un giorno di maggio che si è lasciato alle spalle l’inverno dove a prender fuoco era stato il palazzo del Reichstag. In quell’occasione qualcuno giurò di aver visto un balordo nascosto dietro l’edificio e questa circostanza ebbe in seguito la sufficiente rilevanza penale per decapitare il malcapitato. Per come va storta la giustizia, viene il sospetto che i colpevoli fossero in realtà i giudici.
Da noi gruppi familiari o di amici giocano al Monopòli, che riporto nella grafia con cui viene commercializzato per ricordarne il significato in Italia, sebbene tutti lo chiamino con l’accento sulla seconda O. Solo a scopo di informazione aggiungo che sono le vie di Milano a dare il nome alle caselle. Negli odierni tempi di depressione economica – dove è più facile incontrare un disoccupato, che il suo contrario – accumulare mazzetti ordinati di banconote finte aiuta in qualche modo a sognare un futuro migliore. Ma la mia ricreazione preferita è trascorrere le ore sulla cassapanca a guardare il fiammante apparecchio radiofonico, con due manopole per la sintonia e il volume e cinque bottoni avorio, costruito dalla Telefunken. Arrivano arie allegre da tutto il mondo, ma la più bella rimane Maramao perché sei morto, che si fa canticchiare anche da quelli stonati per nascita, come nella mia fattispecie.
Sulla Domenica del Corriere, che ho potuto sfogliare nella bottega del barbiere, ho visto l’immagine di un enorme bastimento in partenza dal golfo di Napoli, pieno di povera gente ricca di disperazione e speranza. (Un giorno, se la fortuna vorrà, vedrò il mare dal vero!)

Le aree rurali soffrono del crollo generalizzato dei prezzi, cala la domanda in quelle minerarie e analogamente nelle zone urbane e dell’industria pesante, con conseguenti ridotte alternative per l’impiego e quindi effetti disastrosi sui redditi. Il momento felice della prosperità economica, del quale ho saputo per lettura dei giornali e non per diretta esperienza, sembra arrivato al tramonto. L’ottimismo che aveva portato all’acquisto delle azioni, non aveva tenuto conto del fatto che all’aumentare del valore dei titoli potevano non corrispondere uguali crescite della produzione e della vendita dei beni. Ad ogni buon conto nel nostro piccolo mondo antico il tempo trascorre sempre uguale secondo i ritmi prevedibili del sole.
I vecchi ricordano di aver visto Goebbels da bambino da solo giocare nella terra in cortile.

PS. Nel tempo in cui anche Di Battista trova un editore, editore evidentemente privo di qualunque autostima, tutti possono scrivere qualche pensiero senza troppa logica dei tempi e dei luoghi. Anche il modesto curatore di questa mia paginetta.