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Livorno

A Livorno c’è un sindaco bloggato, che non occupa l’ultima posizione nella classifica di gradimento del Sole, anche per merito della sua collega romana. Potremmo ricordarlo per il fatto di essersi ricordato di denunciare la sparizione di un paio di telefonini, ma cinque mesi dopo la sparizione. Al momento il cui il cronista scrive, il sindaco ha anche dimenticato la promessa di fornire a tutti gratuitamente i mezzi pubblici. Ma di questa dimenticanza l’impopolare cronista per una volta si rallegra, ritenendo bizzarra la confusione tra pubblico e gratuito, poiché vien difficile pensare di garantire servizi per tutti in assenza del contributo di alcuno.
Ma non di questo voglio parlare oggi. Il suddetto sindaco, improvvisato antifarmacista, ha accostato improvvidamente la questione dei vaccini a quella della libertà, senza conoscere né l’una né l’altra materia.
Sapere tutto, evidentemente, non si può. Ma una cosa a scuola tanti anni fa l’ho imparata e non la voglio più dimenticare. Che il primo sapere è quello di non sapere, perché ci spinge a ricercare. A farci domande, anche domande senza risposta. La scienza occidentale, così come la conosciamo oggi, almeno limitatamente al punto di partenza, nasceva in quel momento, per colpa di quell’ateniese, che – permettetemi un inciso di storia della Giustizia – la biografia ricorda anche come indagato, processato e infine ammazzato, naturalmente innocente. Ma prima ancora di conoscere, bisogna pur vivere, che ne è la condizione necessaria. Perlopiù dobbiamo quindi accontentarci di piccole verità provvisorie, assunte per buone ancorché non dimostrate, come per esempio la convinzione che il sole sorgerà anche l’indomani, per il fatto che quella convinzione finora ha sempre funzionato. Sempre provvisorie, ma di grado superiore, sono state per lungo tempo anche le verità geometriche come quella euclidea per cui un triangolo ha tre angoli (interni), verità che a guardar bene ci lasciano al punto di partenza. Il terzo approdo per i naviganti della conoscenza è una terra ben poco solida, che ha l’unico merito d’esser migliore del nulla e che consiste nell’aggrapparsi al principio d’autorità. A quella terra ricorrevano anche i filosofi medioevali, stanchi di ricercare senza risposte al buio. Ipse dixit, perché è meglio rinunciare alla filosofia che alla vita, come è meglio un terreno malfermo rispetto a nessun terreno, per le ragioni di cui sopra.
Con lo stesso stato d’animo, senza saper né leggere né scrivere in materia di medicina, ho preferito acquistare il bel libro del Burioni, che studia i vaccini da trent’anni e pratica al S. Raffaele, rispetto all’assumer informazioni dai tweet della Taverna o sui post improbabili dell’improbabilissimo blogger genovese, pieno di seguaci senza autostima, già nemico del Veronesi, ma sponsor del Di Bella e di altri cialtroni che qui non voglio più ricordare. Naturalmente dalla lettura mi vengono confermate quelle convinzioni che già possedevo e che credevo fossero di dominio pubblico, come quella per cui le vaccinazioni svolgono un ruolo insostituibile nella prevenzione e nella riduzione dei casi di malattie anche gravi o come il fatto che allo stato attuale della ricerca i vaccini seguono procedure rigorosissime riguardo efficacia e sicurezza. Poi vengo a conoscenza di altre importanti informazioni, troppo tecniche perché io possa riferirvele senza correre il rischio di semplificazioni che tradirebbero il lavoro dell’autore, ma delle quali ci si può fidare, anche per la forza dei numeri oggettivi che vengono riportati a sostegno.
Torniamo al nostro smemorato sindaco, secondo il quale le vaccinazioni obbligatorie sarebbero in contrasto con la libertà individuale. Sarebbe meglio lasciare la parola libertà ai liberali i quali, per esempio, non riconoscono “capi politici” e vaccate simili, ma solo la libertà individuale, limitata dall’altrui libertà.
Se ne valesse la pena, si potrebbe argomentare ancora una volta partendo dai greci o da S. Agostino, ma il tempo e la pazienza a mia disposizione oggi sono finiti. Scelgo di chiudere prosaicamente: nessuno ragionevolmente ha mai pensato di includere fra le libertà quella di uccidere o d’infettare gli altri. Dunque, le questioni dei vaccini e delle libertà, fra loro, non c’entrano un cazzo.