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K H

Allora, sono stato a vedere la bellissima mostra di Keith Haring. 110 opere, alcune veramente gigantesche. Allestimento perfetto.
C’erano tutti i personaggi, infantili radioattivi e stilizzati, con tutti i colori improbabili di questo enorme artista della Pop Art statunitense. Il tutto col linguaggio calligrafico tipico di Haring, pieno di richiami esotici, primitivi, fumettistici in linea con la cultura underground e graffittara. Ma anche pieno di citazioni di artisti importanti (Michelangelo, Bosch, Picasso etc.), anche all’interno della stessa opera, benissimo illustrate in un video. Tutto molto bello.

Parkinson’s Law

Parkinson’s Law, tradotto in italiano con il titolo La legge di Parkinson, è un libretto del 1959 (pubblicato la prima volta sulla rivista Economist) e che possiedo in formato PDF. Ci spiega il comportamento delle organizzazioni e ci permette di vedere in anticipo quello che faranno domani. Per la Legge di Parkinson (Cyril Northcote Parkinson) un’organizzazione, allo stesso modo di un organismo vivente, tende a crescere e a riprodurre se stessa, indipendentemente dalla quantità di lavoro da svolgere.
Ne consegue, come corollario, che quando una persona cessa il lavoro, verrà sostituito da due persone che svolgeranno la medesima quantità di lavoro che svolgeva da solo. Quando due persone cessano il lavoro verranno sostituite da quattro e così via. Dev’esser per questa ragione che abbiamo 300 senatori eletti che fanno il lavoro che potrebbe essere svolto da 150. Deve piacere a D’Alema, uomo di sinistra che ha a cuore il problema del lavoro e dell’occupazione. Piace naturalmente anche al branco di ex-disoccupati, miracolati dall’antipolitica onesta, raccontata senza grammatica, ma occupando poltrone.
Quando quel D’Alema o quell’Emiliano dicono cose di sinistra, ricordo che a volte è meglio esser di destra. C’è una destra come quella dei conservatori inglesi dell’Ottocento che di fronte al dilagare della criminalità non pensarono di aumentare lo stato di polizia. Perché sapevano di ottenere un male peggiore, che era la fine della libertà.
Libertà è una parola poco adatta agli ex-magistrati, come l’Emiliano, che è rozzo quasi quanto Di Pietro ed Ingroia. Non mi sono mai piaciuti gli arbitri che, finita la partita, indossano la maglietta di una squadra.
Chiudo con un’altra legge di Parkinson, nota come “legge del rinvio”. “Quando c’è un problema serio, urgente, impegnativo si evita di affrontarlo, delegandolo a qualcun altro oppure chiedendo ulteriori approfondimenti. Fino a quando diventa irrimediabile”

Moderni

Gli occhi del viandante che raggiungeva Roma al tempo dell’Impero avevano di fronte un mondo perfettamente organizzato. Le meraviglie della tecnica delle costruzioni, dell’idraulica e dell’urbanistica avevano portato l’uomo al tempo concluso, ché non era immaginabile un tempo successivo. Appunto, la città eterna. Ma anche gli uomini del Medioevo, che produssero gli occhiali per la vista e l’organo a canne per lo spirito o i Comuni per l’indipendenza, certamente non si sentivano in un’età di mezzo. Ogni epoca, nel momento che è vissuta, appare come l’ultima epoca, come il tempo dove il tempo viene cristallizzato, assume la sua forma definitiva. Le rivoluzioni, dell’arte o della scienza o dell’industria, confermano ogni volta nel momento del loro accadere, questa convinzione.
Ma da cent’anni a questa parte, le cose sono cambiate. Continuiamo naturalmente a sentire noi stessi come moderni, ma troppo spesso anche come precari, provvisori, poeticamente “come d’autunno sugli alberi le foglie”.
Non siamo più così sicuri che il nostro tempo sia quello definitivo. Può venire di tutto. Di meglio, ma anche di peggio.
(A guardar i nuovi politicanti, fra le possibilità, direi la seconda)