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Bligny

D’estate sulle colline verdi di Bligny c’è una grande distesa di croci bianche allineate, che sono i segni del vittorioso sacrificio francese e italiano. Il poeta soldato meglio di tutti ha saputo raccontare il tempo della guerra dove la vita resta provvisoriamente appesa come d’autunno sugli alberi le foglie.
Assolutamente in contrasto con la pietra perenne dove Arturo Martini scolpisce l’idea del Duce, sui morti che da sotto la terra trasalirebbero, mostrando comunque accanto alla retorica anche lo sforzo impossibile che comporta l’operazione di cercare l’eternità. Per censurare la dannata memoria è stato oscurato il nome di Mussolini e il XIII che segnava il tredicesimo anno della nuova epoca romana, che doveva durare per sempre e invece in qualche anno morì, come succede a tutte le cose. Sulla parete Mario Sironi rappresenta la condizione umana, con linee asciutte come colpi di sciabola, su sfondo ocra.
Oggi davanti alla collina di Bligny sventolano le bandiere di Francia, d’Italia e d’Europa. Dietro la collina, nascoste dai cipressi, le croci nere ricordano il colore dei vinti.