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Del dubbio e della giustizia

Attribuita a Buridano è la situazione nella quale l’asino a metà tra due monti di fieno uguali e alla stessa distanza non sa scegliere quale iniziare a mangiare, morendo di fame nel dubbio. Un’incertezza simile potrebbe capitare al giudice che deve decidere sul caso dell’assassinio di un uomo sposato, in assenza di prove fattuali, quando due amanti si accusano reciprocamente del delitto.C’è da render giustizia al morto ma lanciare la monetina, che dà cinquanta possibilità di indovinare, ne dà anche cinquanta di sbagliare. E, per non complicare troppo i calcoli, si assume per buona l’ipotesi del terzo escluso. C’è una vecchia idea dello stato di diritto, che ritiene preferibile assolvere un colpevole che condannare un innocente, che può aiutare il giudice a non far la fine dell’asino. Nel caso di specie la formula dell’insufficienza delle prove e l’uso del buon senso avrebbe mandato assolti entrambi gli accusati, per incidente anche accusatori. Ah, quanti danni avrebbe riparato l’applicazione del buon senso nell’ingiusta storia di questo mondo alla rovescia!
Si sarebbe potuto lasciar liberi Barabba e anche il Signore, ma prima che nascesse lo stato di diritto bisognava dare voce al popolo che reclamava la sua parte. Almeno in quel caso, a posteriori, possiamo affermare che dar la giustizia nelle mani del popolo non è stata una grande idea.
Non va molto meglio oggi in questo nostro Paese del Terzo mondo (perché nell’ordine dei mondi conta l’economia, ma di più il diritto), dove i populisti vogliono aprir bocca anche su fatti di Giustizia. Raggiungendo effetti simili a quelli che ottengono avventurandosi nel territorio arduo della scienza.

Buone scie chimiche a tutti!