HOME

LUCE

L’avrei sicuramente pensata nera, non blu elettrico, questa lucentissima auto cromata col cinematografo incorporato. Allo stesso modo ho anche erroneamente inteso per lungo tempo, per il fatto della corrispondenza con la cosa, che Luce venisse dal nome comune essendo il cinema figlio della fotografia. Derivava in verità dall’acronimo L’Unione Cinematografica Educativa, che era una società per azioni con fini pedagogici in un tempo dove l’analfabetismo era fortemente diffuso (come per altri versi è ancora il tempo nel quale noi stessi viviamo, dove il linguaggio dei burocrati e dei medici sembra pensato per restare oscuro alla gente comune, che da quelli vorrebbe chiare risposte). Il cronista non farebbe il suo mestiere se omettesse, seppur a malincuore, di dare il merito dell’invenzione al Duce che ne pensò nel 1924 la fondazione.
La fabbrica dei sogni in bianco e nero dava luce e voce ai fatti, aprendo finestre su mondi lontani, che prima potevano solo essere immaginati attraverso gli occhi di Giulio Verne o degli esploratori e illustratori. Nel tempo delle macchine nasceva l’impresa della documentazione scientifica e la durata dei servizi veniva misurata in metri di pellicola. Non c’è bisogno di spiegare la pubblica utilità dei programmi che educavano alle corrette norme igieniche e sanitarie, alle pratiche della lavorazione artigianale della materia come il cuoio per scarpe solide e all’adeguata tecnica di coltivazione dello zafferano. Il nuovo mezzo ritagliava anche il giusto spazio per le emozioni, raccontando la spedizione della nave aerea al Polo Nord, le imprese del giro ciclistico e le commoventi esequie dell’amatissima regina d’Italia Margherita di Savoia.
Sembrava naturale, tanto da risultare nei documenti ufficiali utilizzare il nuovo mezzo per “educazione, istruzione e propaganda” e faccio notizia di questa circostanza perché oggi tutti vogliono fare solo educazione senza propaganda. Consentirete, pazienti lettori del malizioso cronista, di osservare che questi tutti finiscono sempre col fare poco della prima e tanto della seconda!
Ma riprendiamo il discorso da quel tempo che tanto amava la storia, da volerla costruire proiettandola nel futuro. La voce calda dell’annunciatore coltivava le radici della tradizione delle sagre e dei mille dialetti dei piccoli borghi, per dare fondamento alle imprese imperiali in Etiopia.
Inevitabilmente risultava mancante qualche dettaglio, secondario, del racconto. Davanti alla cinepresa non passavano le schiene curve e le facce scavate dei miserabili, che non sono buoni per scrivere pagine di storia.