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Capitani coraggiosi

I giustizialisti provano sempre un certo orgoglio nell’appartenere alla categoria. Dividono il mondo in buoni e cattivi e si posizionano naturalmente dalla parte dei primi. Mi pare, qualche mese, di aver scritto su questa paginetta che la Verità, della quale i giustizialisti si sentono detentori, non è sempre facile da raggiungere in questo mondo. Se si prende in considerazione la verità dei processi la prudenza, assieme alla legge, imporrebbe comunque di aspettare la fine dei processi stessi, dato che qualche volta capita che la verità iniziale nel corso del tempo perda il suo carattere di verità.Il capitano coraggioso del caso Consip era tanto sicuro di non aver scambiato una persona per un’altra, o due persone per altre due, da scrivere l’informativa secondo le sue iniziali convinzioni, malgrado l’insistenza contraria dei suoi collaboratori. Forse cercava il colpevole del delitto ideale di Capuana.

” [La giustizia]…Di quella del mondo di là, nessuno sa niente; la nostra, l’umana, è cosa talmente rozza, superficiale, barbarica, da non meritar punto di esser chiamata giustizia. Condanna o assolve alla cieca, per fatti esteriori, su testimonianze che affermano soltanto l’azione materiale, quel che meno importa in un delitto. Il vero delitto, lo spirituale, resultato del pensiero e della coscienza, le sfugge quasi sempre; e così essa spessissimo condanna quando dovrebbe assolvere e assolve, purtroppo, quando dovrebbe condannare”.

In questo nostro mondo si possono prendere gli innocenti per colpevoli e viceversa. Ma c’è un delitto ideale, che sta nella testa, nelle intenzioni, e che non occorre che sia commesso realmente.
I giustizialisti sanno che si tramanda di padre in figlio, per via dell’empatia. E scrivono libri per i lettori del Fatto Quotidiano.