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Dove andiamo?

1. Non si sa che fine abbia fatto quel grillino della prima ora che, per mostrarsi erudito, citava il filosofo iniziando con le parole “Socrate scrisse…”. Non importa sapere la fine del grillino o come finisse quella frase, poiché tutti sanno che Socrate non scrisse nulla. A differenza del grillino, sapeva di non sapere. Nell’Attica le regole del processo non offrivano molte garanzie agli imputati. Non prevedevano la figura dell’avvocato difensore e lo sfortunato doveva difendersi da sé, avendo al più l’opzione di portare la testimonianza di familiari allo scopo di muovere la compassione dei giudici. Colpevole di colpe non commesse Socrate fu condannato alla massima pena. Può forse interessare al grillino il fatto che alla lettura della prima sentenza il reo chiese, con una certa ironia, un vitalizio d’onore. Ottenendo soltanto che anche quelli che prima avevano votato in suo favore, gli votarono contro.

2. Ad ogni buon conto in quei tempi antichi almeno un avanzo di processo c’era. So di andare controcorrente nel provare simpatia per questi odierni candidati massoni e anche per quelli che fanno il gesto della “restituzione” ritraendo la mano (e perfino per il picchiatore di rumeni – non per questo ovviamente -, ma per il fatto che i 7 euro di affitto li paga con soldi suoi). Condannati senza processo e senz’appello in un battito di ciglia. Da giudici senza grammatica con in mano la forca per scavare voti nell’immondizia.

Dove va la giustizia in questo Paese?

Ragione e realtà

C’è un continente che, piano piano, si svuota delle nuove generazioni, per riempirne un altro che ne farebbe a meno secondo il giudizio di molti.

Ma ci sono situazioni dove giudicare diventa un’operazione complicata, poiché ci si trova di fronte a un dislivello fra la ragione e la realtà. Gli stoici si divertivano a porre questioni a prima vista insolubili. Come nel caso del celebre paradosso del mentitore, poi ripreso più volte, che di seguito riassumo nella bella versione di Cervantes. Che racconta il dilemma del militare messo di guardia su un ponte con l’ordine di impiccare tutti coloro che mentivano sul motivo per cui volevano attraversare il ponte. Un giorno uno spiegò di voler passare il ponte, per essere impiccato secondo la legge. Formulata in quel modo la questione metteva in imbarazzo la guardia che avrebbe dovuto in ogni caso contravvenire la legge. Lasciandolo passare, in quanto il viandante aveva mentito, ma egualmente impiccandolo, dato che in quel caso il viandante avrebbe detto il vero.

Ho sentito alla radio uno di questi nuovi cercatori di voti – per Prévert la novità è la cosa più vecchia che ci sia -, a cui è venuta l’idea di risolvere la complicata vicenda dei vaccini abrogando l’obbligo ed introducendo la “raccomandazione per legge” (che scrivo nelle virgolette per lasciare tutta intera la scemenza al legittimo proprietario). Nel tempo del cambiamento ci si deve abituare a sentirne di tutti i colori, come anche quella sulla “razza bianca” che nello spettro è propriamente la combinazione di tutti i colori. In Italia non è difficile osservare che i rappresentati hanno da scegliere rappresentanti peggiori di loro, quando la ragione (e l’autostima) richiederebbe una realtà come minimo diversa.
Per trovare un punto d’appoggio per guardare avanti.

In ultimo devo riferire che la soluzione fu trovata e venne restituita la sicurezza persa nell’apparente contraddizione. Sancho propose di “lasciar passare la parte dell’uomo che aveva detto la verità ed impiccare la parte che aveva mentito”.