HOME

3.

Il populismo descrive una società divisa in due parti, fra governanti corrotti e popolo onesto. Non voglio qui discutere il valore di questa semplificazione, dato che tutte le semplificazioni della realtà sono evidentemente sbagliate. Si dovrà ammettere che non tutti i governanti siano corrotti o almeno che non siano interamente onesti i governati. In ogni tempo e in ogni luogo. C’è un’ulteriore divisione populista che traspare nell’ossessiva ripartizione del mondo definita da un linguaggio sempre attento a separare “noi” e “loro”.
Si definisce generalmente di destra la forma di populismo che vorrebbe escludere certi gruppi etnici e di sinistra quella che trova nelle oligarchie finanziarie i nemici del popolo. Più spesso, come nel caso italiano, vengono utilizzati da ambedue le parti l’uno e l’altro degli “argomenti” per non sbagliare. Fortunatamente vanno successivamente divise in parti uguali le quote di consenso guadagnate, dato che è un fatto che quando buona parte della popolazione percepisce come peggioramento l’andamento della propria condizione economica (per colpa degli immigrati o delle banche o per tutte due le cose insieme) cresca la sfiducia verso i governanti e crescano i voti per i populisti.

Forse era pensata come “di sinistra”, ante litteram, la Speenhamland Law – che oggi qualcuno chiamerebbe “reddito di cittadinanza” -, introdotta dagli inglesi nel 1795 e che prevedeva un sussidio da aggiungere al salario secondo una scala dipendente dal prezzo del pane, in modo da assicurare a tutti un reddito minimo. La legge fu abrogata qualche decennio dopo, quando per colpa delle campagne di Napoleone, aumentò il prezzo del grano e per l’aggancio con la scala, le masse povere invece di diminuire si estesero. Qualche economista osserva che a tassare quelli che lavorano per pagare quelli che non lavorano il risultato è un aumento dei disoccupati.
Per questa ragione ho deciso di non essere di sinistra e tantomeno populista. Semmai di essere di destra, ma nel modo opposto a quel che significa oggi nel nostro Paese. Ma di preferenza al modo che erano di destra i conservatori inglesi dell’Ottocento, i quali di fronte al dilagare della criminalità non pensarono di aumentare lo stato di polizia. Perché sapevano di ottenere un male peggiore, che era la fine della libertà.

2.

2.5% dei voti è il povero risultato del mio partito, del quale sono naturalmente solo un semplice elettore. Ma i liberali hanno sempre preferito distinguersi dai borboni che offrendo “feste, farina e forca” sapevano di ottenere maggiori successi popolari. La libertà è solo un bene astratto e non riesce ad esser competitivo nei luoghi affollati come le piazze del mercato.
Anche per il fatto di avere il necessario per la vita materiale e per i necessari e modesti divertimenti, pensiamo che venga prima il diritto alla cittadinanza (ius soli) rispetto al reddito di cittadinanza. Ci sembra un principio evidente e in quanto tale senza bisogno di dimostrazione.
Sappiamo che a parlar così, specialmente di questi tempi, si rischia di risultare come i democratici senza popolo, che vivono una certa situazione di solitudine. Questa condizione risulta comunque preferibile a quella dei comunisti (da sempre populisti e quindi dannosi per il popolo) della Germania Est che di fronte alle proteste degli operai volevano mantenere le leggi e cambiare eventualmente il popolo.
Non speriamo più in nuovi diritti. In fondo nelle Due Sicilie, “è vero che i Borboni provvidero a fornire prove di reato, stipendiando falsi testimoni. Ma ciò prova che il senso giuridico non era del tutto smarrito! Si riconosceva almeno la necessità delle prove di fatto per i reati di azione…” (Pagine sparse – B. Croce). Probabilmente poi venivano condannati a morte. Ma era solo un dettaglio.

1.

La linea della palma

“Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia”. Questa mia piccola pagina, che tante volte ha ricordato Sciascia per descrivere la geografia del declino – che s’intende naturalmente visto dalla parte di chi scrive come declino – ha trovato questa notte l’arrivo del facile e triste presentimento.
Mezza Italia gialla e mezza nera, ma senza differenze perché ormai tutta intera lontana dall’Europa. Mi sono fermato, ieri, davanti alla riproduzione di Beccaria. Sapevo che era solo un ultimo disperato gesto della superstizione, nel tentativo illusorio di fermare la caduta.
Perché non si può accettare la fine della giustizia, del diritto e dei diritti per mano del popolo. Ma anche perché “le diverse nazioni d’Europa sono così strettamente collegate dall’incessante e vivo commercio che devono considerarsi come una sola nazione”. Lo scriveva nel 1762, circa 250 anni fa.