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Controcorrente

In Parlamento siede un certo numero di indagati e i maligni osservano che questo fatto rende più difficile approvare norme, come l’agente sotto copertura e l’agente provocatore, contro la corruzione. Sembra che l’uso dello strumento degli infiltrati, autorizzati a commettere attività illecite, permetta di scoprire un grande numero di reati. In America, dove sono più avanti, la diffusione di questa pratica ha portato all’anomalia di agenti infiltrati che inconsapevolmente si trovano ad indagare su infiltrati di altre agenzie, e viceversa. Simulando una progressione, di questo passo va a finire che per numero si trovano più infiltrati di malavitosi. Ad uso dell’entusiastica condivisione social grillina, dalle nebbie cinesi emerge l’immagine di un plotone di esecuzione (e di corrispondenti eseguiti, fatti passare dalla propaganda per corrotti). Facilmente si trattava di comuni delinquenti, con qualche innocente che risulta sempre per l’errore statistico della giustizia, scoperti col nuovo, vecchio strumento dell’investigazione.
Quando lo Stato per trovare l’illegalità riserva per sé l’autorizzazione di azioni illegali, finisce di essere stato di diritto e diventa stato di polizia. Ancora una volta, un risparmio sulla legalità e la giustizia, poiché seguire la legge ha dei costi.
Devo ancora fare cenno a quel caso, accaduto nel ventennio, della guardia in borghese che chiedeva una bottiglia di grappa al bottegaio nel giorno in cui era vietata la vendita di alcolici. I giuristi hanno discusso sul fatto se fosse punibile un’azione che per legge non poteva esserci stata. Ma il bottegaio fu arrestato.
Mi viene da pensare che è meglio tenersi un certo numero di indagati in Parlamento, se serve a tenersi quel che resta di uno stato di diritto.