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Una questione di diritto

I recenti fatti di cronaca non danno una mano agli immigrati. Ancor meno allo ius soli, che è una questione di diritto e, in quanto tale, non riguarda i populisti, per i quali è sempre consigliabile il silenzio. (Naturalmente i recenti fatti sono avvenuti anche senza lo ius soli, che evidentemente non può esserne stato la causa. Ma è un dettaglio).
Occorre, ancora una volta, ricordare il Beccaria che osservava, fra l’altro, che la pena di morte comportava un aumento degli omicidi. Non una diminuzione.

Quando muore la democrazia

Platone non amava la democrazia, perché considerava troppo alto il rischio di trasformarsi il governo del popolo in una forma autoritaria o, per abuso di se stesso, morire “prima che nel sangue, nel ridicolo” (Patone, La Repubblica, cap.VIII). Ogni tempo è buono per gli inetti dove, per esempio, “la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte”. Seppur costi constatare un’irreparabile caduta, si pensi al Di Maio al quale servono infiniti tentativi per indovinare un congiuntivo senza che questo serva a fargli capire di farsi da parte, posto che non è quello il modo di rappresentare la Nazione. Oggigiorno non è più tempo per l’antica meritocrazia.
Il populismo, che è la peggiore delle malattie della politica, è sempre in agguato dietro l’angolo perché sempre c’è una parte che non resiste alla tentazione di parlare “in nome del popolo”. Sulla base di questa convinzione i dittatori del Novecento hanno ottenuto, per i rispettivi popoli, i risultati che conosciamo. Quando una parte pretende di parlare in nome del tutto ha già preso la strada verso la dittatura.
Si sente l’odore maleodorante della dittatura quando dicono di volere portare la politica alla gente o l’inverso che è lo stesso. Per non trovarsi in un territorio sconosciuto non usano mai la parola “cultura” dimenticandosi, per una volta, del popolo, che è fatto di una cultura ben prima che dei rozzi bisogni di redditi di cittadinanza. Odiano la “scienza” perché è osservazione unita al linguaggio dei numeri. I numeri fanno paura perché costringono a guardare la realtà che toglie di mezzo gli argomenti dei cercatori di voti. Può accadere che che si debba prendere atto che togliendo 70 milioni di vitalizi a 2.300 miliardi di debito pubblico, il risultato sia ancora 2.300 e non per colpa del sistema decimale. Può accadere che rinunciando a 1.000 euro di indennità (ma non a 8.000 di rimborsi spese) si contribuisca al microcredito per le imprese. 0,075%. Imprese che poggiano su gambe molto corte.
Non è stata una grande idea avvicinare la politica alla gente e, ancor meno, certa gente alla politica.

Cartolina

Una bella cartolina di mezzo agosto del ’56, solo in parte danneggiata da un incauto collezionista di francobolli, porta i saluti da Moena – Dolomiti – 1.200 mt.
In primo piano l’albergo Maria, segnato con una freccia a matita dal villeggiatore, sovrastato ma anche protetto dall’imponente chiesa parrocchiale di S. Vigilio. L’abile fotografo ha scelto forse l’unico angolo di ripresa che permette una panoramica che tiene insieme le catene del Catinaccio e del Sassolungo. Il bianco e il nero possono forse ingannare facendoci pensare ad un mondo senza colori, quasi che questi siano apparsi in natura solo in un tempo successivo nel quale noi stessi viviamo (confesso di cadere nell’inganno anche tutte le volte che rivedo vecchi filmati storici).
Al contrario, il mondo della vecchia cartolina è quello di una nuova Belle Époque, che ha lasciato alle spalle le tragedie delle guerre e ripreso ad avanzare sulla strada del progresso delle condizioni di vita, permesso da nuove tecniche e soprattutto da riconquistate libertà. Il tempo è maturo per il coloratissimo mondo del Moplen, che ha padre italiano, che rivoluziona l’arte e il design, che entra nelle case di tutti, semplificando tanti gesti quotidiani. Aggiungendo sempre nuove comodità alla vita delle persone.
L’affrancatura, per effetto dell’inflazione, dev’esser stata di dieci lire, quando all’epoca del Regno si usavano i centesimi. Ancor prima, con lo straniero, le monete erano Heller, frazioni di Pfennig, coniate dalla zecca imperiale.
La didascalia delle cartoline, facendo un sicuro torto alla geografia che è scienza esatta finché non dipende dalla politica, collocava Moena nella regione del Tirol. Rispetto al livello del mare, 1.180 era l’altezza di Moena. Allora più bassa di una ventina di metri.