HOME

Concerto

Per colpa della musica Pop – che ha un’omonimia con quella Classica solo per una semplificazione per lo più ingiustificata – il mio orecchio è veramente poco educato per apprezzare interamente un vero spettacolo per lo spirito, ma non mi rende incapace di cogliere l’incolmabile distanza di forma e di qualità. Non aiutano la mia educazione musicale gl’indegni testi che accompagnano la musica popolare trasmessa dagli apparecchi radiofonici al giorno d’oggi. Ma probabilmente il peccato maggiore – permettetemi un ricordo autobiografico – viene dal mio vecchio maestro di musica delle scuole medie, che mi aveva definito stonato, facendomi credere quel giudizio come irrimediabile. Solo molto tempo dopo, quando oramai troppo tempo era passato, un altro maestro mi spiegò che l’esercizio può aiutare anche le voci più inadatte.
Ad ogni buon conto devo riferire che ieri sera ho potuto assistere al concerto della Filarmonica della Scala – direttore Riccardo Chailly con musiche di Čajkovskij, Rota e Respighi, ospite speciale il violinista solista Nikolaj Znaider – scoprendolo in tutto molto emozionante. Credo che il giudizio possa essere molto più autorevolmente confermato anche dagli esperti. Sicuramente dal numeroso pubblico, che ha scelto di esser presente in questa occasione. Fra tante cose rozze che ci circondano, a cominciar dalle cose della politica, rimane sempre uno spazio per le cose belle.

Una storia di ieri e di oggi

La Giustizia fa sempre fatica quando deve proteggere gli umili e i poveri dai soprusi dei signori. Il romanzo del Manzoni si apre col fatto dei due poveri contadini, incolpevoli, costretti a lasciare il proprio paese. Nel secolo XVII erano dette “grida” i provvedimenti di legge emanati dai governatori di Milano sotto gli spagnoli, avendo preso quel nome dagli avvisi delle autorità urlati nelle pubbliche piazze nel tempo dove non vi era modo più efficace per la comunicazione di massa. In verità le leggi erano severissime e riguardavano anche i signori, ma proprio l’eccessiva severità le rendeva inapplicabili e, nel caso di contenzioso, a rimetterci erano sempre quelli con i mezzi più scarsi. Renzo provò a Milano a farsi tribuno della plebe, ma con l’inganno di tradurlo all’osteria il gendarme gli mostrò il mandato d’arresto. Per i tumulti di piazza di cui Renzo non era responsabile così come non aveva alcuna implicazione nel saccheggio del pane, ma alla Giustizia importava non accertare la verità, ma porre fine alla rivolta. Le vicende che seguono dovrebbero essere a tutti note (al netto di qualche Di Maio che c’è sempre), poiché vengono raccontate a scuola, quasi da diventar noiose.
Resta lo spazio per riferire della peste, che non era arginabile dall’igiene e dalla medicina del tempo. La natura, guidata da mano provvidente, aveva scelto un rimedio all’ingiusta giustizia degli uomini, portandosi via con l’epidemia anche una buona quota di signorotti e di sbirri fedeli al dovere.

Capitani coraggiosi

I giustizialisti provano sempre un certo orgoglio nell’appartenere alla categoria. Dividono il mondo in buoni e cattivi e si posizionano naturalmente dalla parte dei primi. Mi pare, qualche mese, di aver scritto su questa paginetta che la Verità, della quale i giustizialisti si sentono detentori, non è sempre facile da raggiungere in questo mondo. Se si prende in considerazione la verità dei processi la prudenza, assieme alla legge, imporrebbe comunque di aspettare la fine dei processi stessi, dato che qualche volta capita che la verità iniziale nel corso del tempo perda il suo carattere di verità.Il capitano coraggioso del caso Consip era tanto sicuro di non aver scambiato una persona per un’altra, o due persone per altre due, da scrivere l’informativa secondo le sue iniziali convinzioni, malgrado l’insistenza contraria dei suoi collaboratori. Forse cercava il colpevole del delitto ideale di Capuana.

” [La giustizia]…Di quella del mondo di là, nessuno sa niente; la nostra, l’umana, è cosa talmente rozza, superficiale, barbarica, da non meritar punto di esser chiamata giustizia. Condanna o assolve alla cieca, per fatti esteriori, su testimonianze che affermano soltanto l’azione materiale, quel che meno importa in un delitto. Il vero delitto, lo spirituale, resultato del pensiero e della coscienza, le sfugge quasi sempre; e così essa spessissimo condanna quando dovrebbe assolvere e assolve, purtroppo, quando dovrebbe condannare”.

In questo nostro mondo si possono prendere gli innocenti per colpevoli e viceversa. Ma c’è un delitto ideale, che sta nella testa, nelle intenzioni, e che non occorre che sia commesso realmente.
I giustizialisti sanno che si tramanda di padre in figlio, per via dell’empatia. E scrivono libri per i lettori del Fatto Quotidiano.