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Sulla giustizia

Il numero è tanto sproporzionato che oramai è diventato la regola. Parlo dei condannati, che si scoprono assolti, però qualche anno dopo, quando gli anni non possono più essere restituiti. Troppe volte attraverso la formula “perché il fatto non costituisce reato”, formula che ripetuta a memoria passa inosservata, perde significato, quando basterebbe solo rileggerla se non costasse l’urto della coscienza che costa troppa fatica per essere accettato. Dev’essere questa la spiegazione di quella legge dell’informazione che fa mettere in prima pagina la condanna e nell’ultima l’assoluzione, offendendo con questo quella verità, che dovrebbe essere in qualche relazione con l’informazione (oltre ad offendere due volte gli interessati).
Mi permetterete, se lo faccio sottovoce, di ricordare quella volta – quattro anni fa su questa mia paginetta – quando mi prendevo la licenza di dubitare della colpa dell’ormai ex sindaco di Venezia, Orsoni. S’intende che il dubbio non veniva dalla preveggenza, ma soltanto dall’applicazione della regola, che avevo imparato anni prima leggendo Capuana.

“E la giustizia? – esclamò Lastrucci.
Quale? – replicò Morani – Di quella del mondo di là, nessuno sa niente; la nostra, l’umana, è cosa talmente rozza, superficiale, barbarica, da non meritar punto di esser chiamata giustizia. Condanna o assolve alla cieca, per fatti esteriori, su testimonianze che affermano soltanto l’azione materiale, quel che meno importa in un delitto. Il vero delitto, lo spirituale, resultato del pensiero e della coscienza, le sfugge quasi sempre; e così essa spessissimo condanna quando dovrebbe assolvere e assolve, pur troppo, quando dovrebbe condannare.”

Possiamo proseguire la lettura della novella per trovare conforto nel delitto ideale. Quello solo pensato e mai realizzato e per questo tolto alla giurisdizione dei giudici di questa terra. Messo nelle mani più sicure della Coscienza.

Pietra filosofale

Come è noto, anche Isaac Newton dedicò molto tempo alla ricerca della pietra filosofale (al-kimiya, alchimia), avendo però la felice prudenza di non pubblicare niente sulla questione, guadagnandosi l’eterna memoria per gli studi in altri campi più rigorosi.
Venivano da lontano gli antichi sogni alchimisti di nobilitare in oro i metalli poveri e di avvicinarsi all’immortalità per il tramite dell’elisir di lunga vita. Chi non ha mai desiderato salute e ricchezza?
Bisogna almeno ricordare Paracelso che sicuramente si elevava, in un tempo di incolti, per aver visto le corrispondenze analogiche fra l’universo e l’uomo, piccolo microcosmo che rispecchiava l’ordine generale del firmamento. Da qui individuò con precisione il mercurio, il sale e lo zolfo come elementi da mettere nella giusta combinazione per ottenere almeno il provvisorio risultato del prolungamento esistenziale. Ancor meglio fece in seguito il tedesco Stahl, che sviluppò gli studi sul flogisto (fiamma), che si dimostrarono da subito molto incoraggianti per seguire il sentiero dell’oro. Con notevole intuizione notò che le sostanze combustibili bruciano (!), liberando il flogisto nell’aria. Dagli ossidi si potevano ottenere metalli e, si capisce, questo indicava di esser sulla strada giusta. Quando Lavoisier decise realisticamente di verificare il processo, pesando le sostanze prima e dopo la combustione, arrivò alla triste scoperta che le sostanze cedendo il flogisto acquistavano peso dall’aria. Era ben strano che il perdere materiale comportasse un aumento di peso!
In ogni caso, con Lavoisier contemporaneamente morirono il flogisto e i sogni alchimisti.
Va detto che ancora per lungo tempo qualcuno continuò a coltivare la speranza, avventurandosi nella spiegazione dell’anomalia ipotizzando l’esistenza del “peso negativo”. I miei poveri ricordi scolastici nell’ambito della chimica, non sono sufficienti per poter raccontare il cammino lungo la strada del peso negativo, che la mia povera logica ha da subito trovato troppo in salita.

(Sui siti bufalari della Casaleggio Associati, ancor oggi vendono le creme per il “ringiovanimento”).

Una questione di diritto

I recenti fatti di cronaca non danno una mano agli immigrati. Ancor meno allo ius soli, che è una questione di diritto e, in quanto tale, non riguarda i populisti, per i quali è sempre consigliabile il silenzio. (Naturalmente i recenti fatti sono avvenuti anche senza lo ius soli, che evidentemente non può esserne stato la causa. Ma è un dettaglio).
Occorre, ancora una volta, ricordare il Beccaria che osservava, fra l’altro, che la pena di morte comportava un aumento degli omicidi. Non una diminuzione.