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(in)Giustizia

Verso la fine dell’Ottocento nasce a Parigi l’antropometria segnaletica, un sistema di misurazione dei criminali fondato sul ritratto fotografico frontale e di profilo. Nel tempo dell’immagine lo spirito vendicativo del potere giudiziario sente il bisogno di costruire archivi degli arrestati. Come si dovrebbe sapere, arrestati non vuol dire colpevoli e citiamo solo a modo di esempio il caso di Sacco e Vanzetti, che scegliamo fra migliaia di casi in quanto immigrati, innocenti e anche italiani. Azzarderei una proporzione generale equamente divisa, fra innocenti e colpevoli, al termine dei processi. Mentre, evidentemente, non c’è alcuna proporzione nel momento degli arresti e dei ritratti.
Sembra che un “neo-nazista italiano” – espressione dei giornali che mi pare comica e che mi fa intendere l’essere italiano un’aggravante che si aggiunge all’essere neo-nazista – abbia sentito il bisogno di diffondere sui social le foto segnaletiche della capitana Carola. Non crediamo che lo abbia fatto per disobbedienza alla legge che impedisce la diffusione, dato che gli italiani ritengono che le leggi italiane debbano essere rispettate. Per questo e per un fatto, diciamo, di curriculum ne farei una semplice questione di ignoranza.
Non da Agrigento, ma da Mazara del Vallo viene invece quella specie di ministro della giustizia di questo nostro Paese nord-africano che, trovando troppo complicata la fotografia e non capendo molto di antropometria, sceglie di fare direttamente i video col telefonino quando i suoi riescono ad arrestare, quarant’anni dopo, un balordo.
Gli chiediamo, per evidenti ragioni, almeno di risparmiarci i selfie.

nr.1

Mentre è chiaro che il proprietario di api può inseguire gli sciami in fuga sul fondo del vicino entro le 48 ore e che trascorse le 48 ore può inseguirle e tenersele il vicino (art.924 Codice Civile), non si capisce bene cosa possa succedere in caso di disobbedienza rispetto a questa legge italiana. Aspettiamo per chiarimenti che il nostro ministro della giustizia produca un video amatoriale, sullo stile di quello celebrativo della cattura dell’ex terrorista innocuo da quarant’anni. Intendiamoci: bene la cattura, non benissimo i tempi, malissimo il video (che probabilmente anche nello Zimbabwe avrebbero evitato).
Può interessare di più il nostro ministro della sicurezza, al confronto più serio, la legge cinese che impedisce di salvare chi sta annegando in mare, dato che una simile condotta interferirebbe con il destino che è sopra gli uomini e che, in casi come questi, prevede l’annegamento. Dato che si devono sempre rispettare le leggi o forse perché, in generale, è più prudente stare dalla parte del più forte, il nostro ministro della sicurezza, riguardo i fatti della piazza Tienanmen, avrebbe senz’altro scelto la posizione più comoda del carroarmato rispetto a quella dello studente sconosciuto. C’è solo un capitano!

Libri

C’è un Paese che va diventando Africa. Non per la linea della palma che si sposta sempre più su, come per tempo aveva osservato Sciascia, che capiva di clima e di uomini. Neanche per gli sbarchi che non potendo più avvenire di giorno hanno scelto la notte. Per fare quarantadue bastano sette notti con barche da sei o si possono trovare tante altre combinazioni. Tutto il mondo è Paese e un trucco si trova sempre.
Va diventando Africa per una ragione ancora più seria. Una volta si chiamavano libri, per esempio, quelli del Verri o del Manzoni o dello stesso Sciascia. Che metto insieme perché tutti hanno raccontato la storia di Caterina Medici, serva dal 1616 del senatore milanese Luigi Melzi d’Eril e accusata di stregoneria dal capitano Vacallo. Torturata e condannata a morte per impiccagione, essendo nel frattempo morto per malattia di stomaco e di malinconia il senatore. Ma le streghe non esistevano e Sciascia accusa il capitano accusatore di essere solo un “cretino”, per la scarsa abitudine alla lettura (La strega e il capitano). Sciascia aveva una certa capacità di vedere anche nel futuro…
É diventato Africa questo Paese perché oggi si chiama “libro” anche il più spaventoso insieme di fregnacce mai scritto. Opera di quel di battista, disoccupato di professione e amico e collega di quel di maio che ieri voleva far sbarcare la nave a Madrid.

Delle due l’una. O cambiamo il nome alle cose che scrive di battista o lo cambiamo a quelle che scrivevano gli scrittori quando ancora si usava far fare le cose a quelli che ne erano capaci. Ma forse è già troppo tardi.